Thomas Robert Malthus

Darwin continuò a raccogliere costantemente informazioni inerenti alle specie più variegate, intuendo e teorizzando un percorso che definiva l’evoluzione della vita stessa sul pianeta. La base della sua teoria non era particolarmente difficile da comprendere: una forma di vita complessa deriva da una forma di vita più semplice.

Tutta l’evoluzione delle specie dipendeva completamente da un meccanismo conosciuto oggi giorno globalmente come “selezione naturale.” Parte di questa teoria sorse nella mente di Darwin mentre leggeva il “Saggio sul principio di popolazione” scritto dal celebre Thomas Robert Malthus, e pubblicato nell’anno 1798.

In questo scritto si affermava l’inevitabilità di una selezione naturale avvenuta tra gli uomini, derivante dal popolamento troppo rapido rispetto alle risorse necessarie disponibili. Di conseguenza, la limitatezza delle risorse disponibili era definita come il motivo principale di una lotta per sopravvivere. Darwin osservò una situazione simile all’interno del mondo vegetale e di quello animale. All’interno del mondo animale, i differenti organismi originarono un numero di discendenti troppo elevato rispetto alle risorse naturali disponibili, proprio per questo Darwin teorizzò che divenne necessaria una selezione naturale che vedeva come vincitore il più forte, in grado di appropriarsi delle risorse necessarie. Per comprendere come venisse definito il vincitore di questa selezione naturale, Darwin utilizzò come esempio le specie domestiche. La sua osservazione lo portò a teorizzare che, all’interno di una popolazione composta da organismi esistevano individui molto eterogenei tra loro, una caratteristica accentuata in modo rilevante all’interno degli ecosistemi naturali, ma lo stesso era riscontrabile anche in un ambiente di cattività. Osservò che differenti allevatori basavano le loro scelte proprio su questa continua variabilità, selezionando con attenzione gli individui caratterizzati dai tratti distintivi a loro maggiormente utili.

La teoria di Darwin evidenziò che all’interno di un ecosistema, era quindi l’ambiente a fare le veci di un allevatore. Di conseguenza gli individui in grado di adattarsi più rapidamente, ed in modo migliore, a differenti fattori ambientali e ai possibili cambiamenti, risultavano i vincitori avendo maggiori possibilità di procacciarsi le risorse di cui necessitavano (principalmente il cibo) e susseguentemente avendo maggiori probabilità di riprodursi.

Darwin impiegò circa 23 anni per elaborare le sue idee e concretizzarle in una teoria onnicomprensiva. Il risultato diede vita alla celebre pubblicazione conosciuta in italiano con il nome “L’origine delle specie,” pubblicata nel 1859. Non passò molto tempo perché tale scritto riscuotesse un grande successo e con esso le relative polemiche e il grande scetticismo.

Nel 1871, seguendo il successo di uno scritto considerato tra i pilastri fondamentali della letteratura scientifica moderna, Darwin sviluppò un nuovo volume che avrebbe portato ad ulteriori discussioni, oltre che a un successo a livello planetario. Le due parti che componevano questo scritto trattavano argomenti importanti come “L’origine dell’uomo” e “La selezione in rapporto al sesso.” Due tematiche di importanza scientifica senza eguali. All’interno del suo libro, Darwin evidenziava un ulteriore meccanismo selettivo, che venne affiancato alla selezione generata direttamente dall’ambiente. Si trattava della selezione naturale basata sull’accoppiamento. Darwin non smise mai di continuare i suoi studi naturalistici fino agli ultimi anni della sua vita, quando nel 1882 il genio di questo scienziato si spense.

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